Chi è Igino Righetti

 

Nel presentare la biografia di Righetti, curata da Baroni e stampata nel 1948 in occasione del decennale della morte, Mons. Giovan Battista Montini disegnò il profilo di Igino Righetti con una frase lucida ed essenziale:

La sua è stata una giovinezza pensante -[1]

Effettivamente il breve percorso di vita di Igino Righetti (morì il 17 marzo 1939, poche settimane prima della nascita del suo secondogenito Giovan Battista) fu tutto dedicato all’animazione della cultura, con profondo senso di dialogo e di apertura nella linea di un cattolicesimo militante, cioè solido ed impegnato.

Nella presentazione di questo profilo daremo maggiormente spazio all’opera di Righetti nella ns. Diocesi, rimandando per il suo contributo all’associazionismo cattolico italiano agli studi fatti sulla sua opera [2]

a) Righetti a Rimini

Igino Righetti nasce a Riccione il 3 marzo 1904. Frequentò il Reg.° Ginnasio a Rimini ed a Bologna il Liceo Galvani durante gli anni 1919-22.

Il quadro politico-sociale di quegli anni è abbastanza movimentato.
Il dopoguerra presenta delle gravi fratture di carattere sociale, i movimenti politici (specie le agitazioni anarchiche e lo squadrismo fascista) sono spesso autori di gravi e sanguinari fatti di intolleranza politica (ad es. l’uccisione di Don Minzoni e di Matteotti). Il movimento cattolico, dopo l’esperienza dell’appoggio ai candidati liberal-moderati nelle elezioni del 1913 (Patto Gentiloni) muove i primi passi, sotto il pontificato prima di Benedetto XV (1914-1922) poi di Pio XI (1922-1939), verso una sua organizzazione autonoma, distinguendo maggiormente l’ambito ecclesiale (AC e FUCI)  da quello di intervento politico-sociale (Confederazione Italiana dei Lavoratori e Partito Popolare Italiano, entrambi nati nel 1919).

Sono anni di forti tensioni, spesso di scontro, tra il mondo cattolico militante e la crescente pressione della propaganda fascista sull’opinione pubblica. In molti ambiti, ma soprattutto in quello dell’educazione dei giovani [3] e dell’Università tali tensioni esplosero in forma di vera e propria repressione, basti citare, uno per tutti, nel 1921 l’assalto e la successiva repressione da parte delle Guardie Regie al corteo degli universitari cattolici che si recavano a rendere omaggio alla tomba del Milite Ignoto, tra quegli universitari, come ben sappiamo dalle testimonianze storiche, dalle fotografie e dall’inchiesta svoltasi, si trovava anche Pier Giorgio Frassati [4].

In tal quadro nazionale si inserisce la figura di Righetti appena diciottenne. Dopo la sua partecipazione al 6° centenario Dantesco a Ravenna, matura l’idea di fondare una Università Popolare a Rimini. Nel settembre 1921 egli costituisce un Comitato Promotore al quale farà seguito l’Inaugurazione. Parallelamente alla fondazione dell’Università Popolare, si pone mano alla pubblicazione di un bollettino mensile “Ariminum” che funge da veicolo di idee:

Mirare alla cultura è contribuire, indirettamente, a rasserenare l’ambiente ed avvicinare tendenze opposte -[5]

L’entusiasmo giovanile di Righetti che si respira in questa asserzione doveva in breve tempo lasciare spazio ad una opposizione dialettica matura con il nascente Partito Fascista. Tuttavia bisogna subito sottolineare come già il giovane Righetti guardasse all’ animazione culturale con fiducia ed ottimismo, assegnandole (quando autentica) un valore di mediazione sociale.

Alla scadenza del primo anno sociale Righetti stesso tenne una relazione che elencava le opere promosse dall’Università Popolare:
- Attività didattico-culturali;
- Concerti;
- Gite sociali;
- Solenne commemorazione nazionale, tenuta da A. Panzini, in occasione delle onoranze pascoliane;
- Impegno sostenuto per la nascita a Rimini del Liceo Scientifico, avvenuta nel 1923.

Alla fine del ’23 Righetti divenne matricola in Giurisprudenza a Bologna, dal 1924 avrebbe poi proseguito gli studi a Roma.

Con lo spostamento di Righetti a Roma l’Università Popolare decadrà presto sotto i colpi del Fascismo, e sarà trasformata in Istituto Fascista di Cultura. Questo avvenne tuttavia non senza attacchi precisi contro l’opera e la persona di Righetti, così almeno appare dal giornale fascista riminese La Prora:

- Quel tale articolista dell’Ausa (giornale cattolico riminese n.d.r.), giovane di anni, ma vecchio per antico pelo, che attualmente si trova a Roma per vivere di studio e di pensiero, ed è teologo e teosofo, e minaccia di sfoderare ad ogni pié sospinto e Toniolo e Rosmini…- [6]

Righetti prende posizione nei confronti del fascismo locale con ferma sicurezza di pensiero in tre articoli pubblicati sull’Ausa nel 1924: il primo Giustizia non fazione è una esplicita condanna ai metodi violenti ed autoritari, il secondo  Le cose a posto interviene circa il difficile binomio di stato e autorità, delineando lo stato come entità al di sopra delle parti e condannando l’associazione partito-stato, il terzo Sempre le cose a posto in cui Righetti nega a La Prora di poter essere porta voce anche dei Cattolici[7]delineando con fermezza il profilo di un Cristianesimo Incarnato.

Nel 1924 Righetti intraprese gli studi a Roma, ma con questo non si allontanò subito dall’impegno in Diocesi. Infatti il Vescovo Mons. Scozzoli lo volle a fianco nel suo sforzo di riorganizzazione dell’Azione Cattolica nominandolo Segretario della Giunta Diocesana di AC e poi, nel 1927, Presidente.

Righetti lanciò subito l’iniziativa di un Convegno Diocesano e per sostenerla dedicò l’estate del 1924 alla visita di tutte le Parrocchie della Diocesi, prospettando questo preciso programma:
- intensa vita intellettuale;
- solida formazione religiosa e morale;
- attenzione ai giovani;
- vivificazione degli adulti.
Dal 1924 Righetti dedicherà il suo impegno ecclesiale sempre più a Roma.

b) Righetti a Roma

Appena giunto a Roma Righetti entrò a far parte del Circolo universitario Cattolico Romano. Venne qui a contatto con la FUCI.
Tale associazione, indipendente dal monopolio nazionale della cultura fascista, aveva portato avanti un programma chiaro nei confronti della riforma degli studi voluta allora dal filosofo Giovanni Gentile. In particolare la FUCI difendeva la libertà di insegnamento, l’autonomia dell’Università dal potere politico, la partecipazione studentesca, la libertà della scuola.

Al congresso di Bologna del 1925, dopo una grave crisi maturata in seno all’associazione, Righetti si trovò nominato reggente e poco dopo fu designato Presidente contemporaneamente alla nomina di Mons. Giovan Battista Montini come Assistente.

Iniziò così un fervido decennio di lavori. Righetti diede alla FUCI una salda struttura, ne rafforzò il collegamento coll’AC, diede vita ad una serie di congressi nazionali e zonali. Egli volle la federazione sempre più impegnata in attività religiose e culturali, secondo un meditato programma, portato avanti tenacemente anche malgrado l’avversità del Regime che sciolse i circoli della FUCI il 31 maggio 1931.

Rimane degna di nota la conversazione avuta con il Gerarca Pavolini, di cui fu testimone Montini, in cui Righetti difese strenuamente il valore degli intellettuali cattolici.
Nel 1933 Righetti fu chiamato a dare vita al Movimento dei Laureati Cattolici, il cui primo convegno nazionale fu celebrato nel 1936, dando vita contemporaneamente alle Settimane di cultura religiosa a Camaldoli. Egli portò avanti tali iniziative con zelo, equilibrio e passione fino alla prematura morte.

c) La testimonianza di Righetti

Nell’attività del CUD ( che idealmente si ispira all’Università Popolare fondata da Righetti) ci ha guidati una frase di S. S. Giovanni Paolo II:

Una fede che non diventa cultura non è pienamente accolta, non è interamente testimoniata, non è fedelmente vissuta -

Questa frase felicemente descrive l’itinerario culturale e morale di Righetti al quale il ns. Centro è dedicato.
Egli ebbe la promozione della cultura come esigenza di vita, cercò sempre il dialogo tra le varie prospettive combattendo solo chi non proponeva una ricerca sincera della verità, fu sempre attento ad una animazione della cultura a partire dagli strati sociali più semplici.

Solo una cultura organica illuminata dalla fede, forma convinzioni profonde e si converte necessariamente in forza di azione: senza conoscenza profonda e precisa si distingue poco e non si riesce a rendere coerente  e cosciente la vita; senza una fede vigorosa si giunge a distinguere troppo e a trovare una giustificazione per ogni tradimento. Solo una forte convinzione può assicurare l’equilibrio tra il pensiero e l’azione; fra coincidere l’ordine esteriore con l’ordine dell’intelligenza. (Febbraio 1929) [8].

Bibliografia di riferimento:
- A.BARONI, Iigino Righetti, Roma 1948.
- I.RIGHETTI, Itinerari, Roma 1959 (raccolta di pensieri).
- I.RIGHETTI, Antifascismo Cattolico, a cura di L. Bedeschi e P.G. Grassi, Vicenza 1965.
- W.PASOLINI, Igino Righetti e il suo contributo alla crescita del laicato italiano (1904-1939), Diss. ad Lauream presso la Pontificia Università Lateranense, A.A. 1975-76.
N.ANTONETTI, La FUCI di Montini e Righetti. Lettere di Igino Righetti ad Angela Gotelli (1928-1933), Roma 1979.

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[1] A. BARONI, Igino Righetti, Roma 1948, VIII.

[2] Cfr la Bibliografia in calce al nostro contributo.

[3] Queste tensioni culmineranno con la costituzione nel 1926 dell’Opera Nazionale Balilla e con la successiva soppressione da parte del Regime, in pieno periodo concordatario, dell’associazione scoutistica.

[4] Per questo particolare evento della vita del Beato Frassati cfr la sua biografia: L. FRASSATI, Pier Giorgio Frassati: i giorni della sua vita, Roma 1990, 100-104. Per un quadro più generale dello scontro tra universitari cattolici e fascismo cfr N. ANTONETTI, La FUCI di Montini e Righetti. Lettere di Igino Righetti ad Angela Gotelli (1928-1933), Roma 1979, particolarmente alle pagine 8-19.

[5] Ariminum, anno 2° nn. 11-12. Tale articolo non è firmato ma facilmente vi si può riconoscere lo stile ed il vigore di Righetti. Cfr W. PASOLINI, Igino Righetti e il suo contributo alla crescita del laicato italiano (1904-1939), Diss. ad Lauream presso la Pontificia Università Lateranense, A.A. 1975-76, 41.

[6] La Prora, 14 Novembre 1924

[7] Tali articoli sono stati ripubblicati in I. RIGHETTI, Antifascismo Cattolico, a cura di L. Bedeschi e P.G. Grassi, Vicenza 1965.

[8] In I. RIGHETTI, Itinerari, Roma 1959, 32.

 

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